mercoledì, febbraio 01, 2006

Al processo contro Saddam la testimonianza di donne torturate sotto il regime

Barzan Ibrahim Hassan al-Tikriti, il fratellastro di Saddam Hussein che insieme all'ex dittatore iracheno è tra gli otto co-imputati processatiper crimini contro l'umanità dal Tribunale Speciale di Baghdad, non soltanto partecipò a interrogatori degli oppositori o presunti tali, ma dirigeva in prima persona le torturecui molti tra essi erano sistematicamente sottoposti: specialmente se si trattava di donne, alle sevizie sulle quali sovrintendeva dall'inizio alla fine, a cominciare da quando le malcapitate erano costrette a spogliarsi. È il terribile racconto che oggi in aula, assenti lo stesso Barzan al pari di Saddam e della maggior parte degli altrigerarchi alla sbarra, hanno fatto due delle testimoni, due abitanti del villaggio sciita di Dujail dove nell'82 furono massacrati centinaia di civili in seguito a un fallito attentato al rais; chi sopravvisse fu arrestato, e così appunto avvenne alle due donne. «Barzan vigilò personalmente sul mio spogliarello forzato», ha denunciato una di loro davanti ai giudici, «poi mi prese per tre volte a calci sul petto nudo. Avverto il dolore ancora adesso, e per molti anni non sono più stata in grado di respirare normalmente». L'ex detenuta ha rievocato quando fu portata a Baghdad e segregata per mesi nel quartier generale dei servizi segreti del regime, all'epoca diretti proprio dal fratellastro del dittatore: erano torture tutti i giorni, ha proseguito, e «ognuno di essi era un incubo», perchè le guardie «arrivavano, mi denudavano, mi picchiavano e mi somministravano scariche elettriche, qualche volta mi appendevano persino al soffitto». A questo punto uno deimagistrati le ha chiesto se fosse «proprio nuda», al che lei ha risposto senza esitare «sì, completamente»: una circostanza aggravante, in base al rigido codice morale islamico. In genere le prigioniere, ha continuato la superstite, erano sottoposte ad abusi di ogni genere per strappare loro la confessione su dove si trovassero i congiunti di sesso maschile sui quali l'intelligence di Saddam voleva mettere le mani. Così, a un certo punto la teste fu condotta nel famigerato penitenziario di Abu Ghraib, alla periferia ovest della capitale, che sarebbe poi tornato alla ribalta in tempiassai più recenti per i maltrattamenti inflitti dai carcerieri americani ai loro prigionieri arabi. Con lei c'era la cognata, che era incinta e «partorì in cella», ha proseguito la donna.«Il neonato morì immediatamente, ma per due giorni lo lasciarono accanto a lei. Del bimbo», ha osservato in tono amaro, «non imporava nulla a nessuno».

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