lunedì, dicembre 05, 2005

A Damasco crescono le associazioni di donne fondamentaliste

Damasco, 5 dic. (Adnkronos) - C'erano almeno duecento donne a festeggiarla nella grande villa in cui abita insieme alla famiglia in una delle zone residenziali in collina, sopra Damasco. Il padre è il proprietario di una delle più importanti tipografie siriane. Lei ha otto anni. Ma non era il suo compleanno. Il servizio di catering di uno dei quattro alberghi a cinque stelle della città è stato chiamato in quell'occasione per celebrare la prima volta che ha indossato il velo a coprirle i capelli. Un'occasione per segnare il suo ingresso nella rete delle «donne fondamentaliste» siriane. Come ancora vengono genericamente chiamate le seguaci di Sheikha Monira al-Qubaisy, una cinquantenne di cui non si sa molto altro, così
come quelle di alcune altre signore che guidano queste associazioni di donne. Donne che si riuniscono in piccoli gruppi per pregare, apprendere i precetti dell'islam, prestare ad altre assistenza caritatevole. E per cambiare la propria vita. A cominciare dai vestiti. Palandrana scura, blu scuro, su ampie gonne a pieghe alle caviglie. Scarpe di gomma senza tacco. Velo. Spesso che arriva a coprire anche il naso. Sono sempre più visibili nelle strade di Damasco. Solo le «qubaisiate», come anche vengono chiamate le donne, forse 30mila, che fanno parte del gruppo più numeroso. Sono «attive nell'incoraggiare le ragazze a seguire i precetti dell'Islam», come spiega una di loro. Ad alcune mamme non associate è stato chiesto dalla maestre delle figlie, che invece lo sono, di impedire alle bambine di vedere la televisione. Non intendono «rappresentare alcuna linea politica, ma solo lavorare nelle scuole per insegnare alle giovani». Provengono da tutte le classi sociali. Non solo da quelle più povere, in cui invece si stanno diffondendo anche gruppi di preghiera di ispirazione wahabita. Vi hanno aderito medici, per esempio una delle specialiste più note in Siria, insegnanti, farmaciste. (segue) (Sip-Baw/Opr/Adnkronos) = (Adnkronos) - Le cellule ristrette in cui si incontrano per pregare sono invece ben definite socialmente e fra loro ben separate. Ma loro sono in grado di riconoscersi anche per strada. Dal vestito. Dal modo in cui è annodato sotto il mento il foulard. Non hanno nessun bisogno di aiuti economici dall'estero, di cui invece beneficia per esempio l'associazione per la distribuzione di latte per neonati alle donne che ne hanno bisogno, «Nouktat Hliba», aiutata da diversi altri paesi arabi. A contribuire alla distribuzione di cibo e medicine alle donne affiliate alla rete nei quartieri più poveri sono i versamenti che le più benestanti e inserite delle 'fondamentalistè riescono a raccogliere. Le donne rimangono l'anello debole della società siriana per le condizioni che ancora sono costrette a subire. Dall'analfabetismo (lo sarebbe il 40 per cento delle donne in Siria, l'80 per cento se si escludono le residenti delle città, secondo i dati totalmente diversi da quelli ufficiali raccolti dalla Lega delle donne siriane, che illustra una sua rappresentante, Zeinab Ibrahim), alla legge sulla famiglia, che consente al marito, in caso di divorzio, a far
uscire l'ex moglie fuori casa. Senza alcun contributo e senza i figli, dopo che questi hanno compiuto i 13 anni, se maschi, 15 se femmine (fino a un anno e mezzo fa, erano rispettivamente nove eundici) che il padre ha il diritto di tenere con se dopo la separazione. O alla legge che non consente a una donna siriana di trasmettere la sua nazionalità ai figli. Non è certo questa la prima impressione che si ha camminando per le strade di Damasco. Ancora invase da donne senza velo che chiacchierano allegre fra loro, condividono il narghilè con un amico nei baretti di Kassiumi, il punto più panoramico della città. O che all'università affollano all'ora di pranzo i giardini, sedute sulle panchine o sull'erba. Che a teatro assistono a uno spettacolo di danza contemporanea, in cui la protagonista, di una compagnia tunisina, rotola sul palco in minigonna. Non è l'impressione che si ha parlando con una delle dirigenti storiche del partito Baath, una delle due donne ministro del governo siriano.Tuttavia, il fenomeno della diffusione delle fondamentaliste esiste ed è ben documentato da altre donne ancora che stanno raccogliendo elementi per cercare di capirne la natura. Il governo siriano, di Hafez Assad prima, di Bashar dopo la sua morte nel 2000, ha sempre cercato di incoraggiare la diffusione di un islam moderato. Perchè gli alauiti di cui fanno parte gli Assad sono la minoranza in Siria (circa 13 per cento della popolazione). Perchè dopo la sanguinosa repressione con cui nel 1982 il «leone di Damasco» schiacciò i Fratelli Musulmani ad Hama (furono uccise circa ventimila persone), la politica è stata quella di dare spazio alla religione, a patto che sia cooptata. Quindi spazio anche ai sunniti moderati, che sono la maggioranza dei siriani. Dall'inizio degli anni Ottanta sono state costruire in Siria 6mila grandi moschee e più 200 piccole. Sono stati aperti 120 'istituti al- Assad', di perfezionamento in studi religiosi. È stata consentita l'apertura in tutto di 600 istituti superiori di questo tipo, annessi a moschee, la più importante delle quali è Abu Noor, a Damasco, o indipendenti, come le circa trenta scuole aperte da Qubaiasy. Scuole aperte a tutte prima dell'introduzione della legge del febbraio del 2004, per escludere l'iscrizione di studenti di nazionalità straniera. Libertà di culto estesa anche a tutte le chiese cristiane. Cattolici compresi. Come ben aveva testimoniato la visita che Giovanni Paolo II volle fare allo scheletro della chiesa ortodossa di Quneitra, la cittadina distrutta dalle ruspe e dalle mine di Tsahal prima del ritiro di un centinaio di metri degli israeliani, nel 1974, dai territorio occupati nelle guerre del 1967 e del 1973, un 'museo all'apertò al bordo della terra di nessuno che divide i due paesi che la Siria utilizza per denunciare al mondo l'occupazione del Golan. Paradossalmente il nuovo aumento del fondamentalismo non proviene dalle fila dei Fratelli musulmani siriani, ancora banditi ufficialmente come terroristi. Anzi. Dopo
aver rinunciato al loro braccio militare, i loro esponenti si sono avvicinati con sempre maggior convinzione ai forum per la democrazia che ancora resistono, dopo la breve 'primavera di Damascò a cavallo fra il 2000 e il 2001. All'ultima 'Dichiarazione di Damascò firmata alcune settimane fa dalla cosiddetta opposizione ad Assad (rappresentanti, divisi fra loro, della società civile, schierati in difesa dei diritti umani) i Fratelli Musulmani si sono associati «con tutto il loro potere», come a dire, senza le riserve che avevano comunque mantenuto firmando gli altri documenti in cui si chiedono al regime aperture. (Sip-Baw/Opr/Adnkronos)

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