martedì, aprile 25, 2006

Fingendo di essere incinta si fa esplodere, 10 morti a Colombo

Sarebbe stata una donna kamikaze che, fingendo di essere incinta per nascondere l'esplosivo, si è fatta esplodere oggi a Colombo, provocando la morte di almeno 10 persone e il ferimento di un'altra trentina, tra le quali il comandante delle forze armate dello Sri Lanka obiettivo dell'attentato. L'attentato è avvenuto nel quartier generale dell'esercito: il comandante, generale Sarath Fonseka, è rimasto gravemente ferito e, secondo fonti locali, sarebbe in queste ore sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. «Non è ancora fuori pericolo» ha detto un membro dell'equipe medica dell'ospedale dove il generale è stato ricoverato.
Dalle prime informazioni sembra che la donna kamikaze si sia presentata all'ospedale militare in vistoso stato di gravidanza, dicendo di avere un appuntamento con un medico dell'ospedale per essere sottoposta a degli accertamenti.
L'esercito ha subito attribuito la responsabilità dell'attentato al gruppo separatista delle Tigri dell'Elam Tamil ma finora nessuna rivendicazione è arrivata da parte di questi ultimi. «C'è stata una violenta esplosione nei pressi dell'ospedale militare e l'obiettivo era l'autovettura del comandante» ha dichiarato il portavoce dell'esercito. Tre ore dopo l'attentato l'esercito dello Sri Lanka ha sferrato un attacco aereo nella zona nord del paese controllata dalle Tigri Tamil e vi sono stati anche degli attacchi condotti da unità navali, soprattutto nel distretto di Trincomalee. La situazione nello Sri Lanka diventa dunque sempre più incandescente. L'attentato di oggi è avvenuta proprio mentre il mediatore di pace norvegese cercava di convincere i ribelli tamil a riprendere i colloqui di pace in Svizzera, sospesi al momento a tempo indefinito. Nelle ultime tre settimane sono oltre 100 le persone ad aver perso la vita in una vera e propria escalation di violenza. Solo ieri sei persone erano rimaste uccise in tre diversi episodi di violenza in varie parti del Paese. Domenica sei contadini (tra cui due ragazzi di 16 e 17 anni) erano stati uccisi da un presunto gruppo appartenente alle Tigri Tamil nella zona nord orientale del paese, dove nelle ultime settimane diversi sono stati gli attentati e gli scontri tra l'esercito e i ribelli Tamil. Tra le altre, una delle difficoltà che incontra il mediatore norvegese è il rifiuto delle Tigri di avere come interlocutore del governo l'ex comandante del loro movimento, Karuna Amman, accusato dai ribelli di voler dividere il loro movimento. Non è la prima volta che le tigri tamil usano la tecnica degli attacchi suicidi per i loro attentati. Si calcola che dal 1987 (anno del primo attacco suicida) ad oggi, siano state almeno 200 le operazioni terroristiche condotte dai separatisti. Lo scorso agosto il ministro degli esteri Lakshman Kadirgamar fu ucciso davanti alla sua residenza. Nel 2004 a morire a causa di un kamikaze fu un altro ministro vicino all'ex comandante Tamil Karuna. Diciotto furono i morti nel luglio 2001 in un attacco all'aeroporto di Colombo. Nel 1993 un kamikaze facendosi esplodere provocò la morte dell'allora Presidente Ranasinghe Premadasa mentre nel 1996 un'autobomba collocata nei pressi della Banca Centrale fece oltre 100 vittime.

martedì, aprile 18, 2006

Da Guantanamo ad Abu Ghraib, una sola strategia

Il generale Geoffrey Miller, ex comandante della base-prigione di Guantanamo, è stato chiamato a testimoniare nel processo di corte marziale contro il sergente Santos Cardona, accusato di aver aizzato cani nel carcere di Abu Ghraib durante interrogatori di prigionieri iracheni. Il giudice militare colonnello Paul McConnell che ha convocato Miller ha respinto una richiesta degli avvocati di Cardona di far testimoniare il ministro della difesa Donald Rumsfeld. Miller fu inviato a Abu Ghraib da Rumsfeld poco dopo l'invasione dell'Iraq e gli avvocati del sergente ritengono che la sua deposizione sulle tecniche di interrogatorio ammesse sia utile al loro cliente. Il processo a Cardona dovrebbe cominciare in maggio. Un mese fa un altro militare americano coinvolto nell'uso dei cani, il sergente Michael Smith, è stato condannato a sei mesi di prigione per maltrattamenti sui prigionieri iracheni. (ANSA)

venerdì, aprile 07, 2006

A Baghdad kamikaze travestiti da donna fanno strage

ditelavostra Sono state tre donne a compiere il sanguinoso attentato di ooggi ad una moschea di Baghdad il cui bilancio di vittime è ancora impreciso e oscilla tra 69 e 70. Lo ha riferito un funzionario di polizia. «Le donne indossavano il tradizionale abito sciita nero quando si sono fatte esplodere, due nella moschea e una subito fuori», ha detto la fonte. Dei testimoni però riferiscono che in realtà c'era solo una donna tra gli attentatori. Due kamikaze maschi si erano travestiti da donna. L'attentato di oggi è il più grave dal novembre 2005 per numero di morti. Ieri vi era stato un altro grave attentato anti-sciita. Era avvenuto a Najaf e i morti erano stati 13

donne kamikaze in Turchia

ditelavostraAnkara, apr. - Due donne-kamikaze si sono fatte saltare in aria in una moschea a Ordu, nel nord della Turchia, sulla costa del Mar Nero. Nell'esplosione, una è rimasta uccisa, mentre un'altra ferita. Lo ha reso noto la Cnn turca. Sempre l'emittente televisiva ha reso noto che, in un altro episodio di violenza terroristica, una bomba è esplosa nella zona turca a maggioranza curda.

venerdì, marzo 31, 2006

violenza sulle donne:tutto il mondo è paese

ditelavostra«Troppe donne pensano di essere colpevoli di essere state vittime di una violenza. E troppi tiranni vivono impuniti», dice l'attrice e scrittrice Nicole Calfan, in un intervista a Paris Match sul suo ultimo romanzo, «Apart ca tout va bien». In Francia solo il 13% delle donne denuncia il crimine subito e raramente riceve giustizia, prima che sia troppo tardi. «È nella coppia che si verifica più spesso la violenza, ed è così in tutto il mondo», ha detto Maryse Jaspard, ricercatrice dell' Istituto nazionale degli studi demografici, e coautrice - assieme ad una quantina di storici, medici, economisti, femministe, di tutto il mondo - del «Libro nero della condizione delle donne», 800 pagine, coordinate
da due giornaliste, Christine Ockrent e Sandrine Treiner. In ogni paese - è detto nel libro - la percentuale di donne picchiate, aggredite sessualmente o che subiscono violenza psicologica si aggira «tra il 10 e il 50%». E più sono giovani, più sono minacciate: da Parigi a New Delhi, da Kabul a Guatelamala Ciudad, ovunque nel mondo le donne sono vittime di violenze, visibili e invisibili, da parte degli uomini e soprattutto del loro coniuge. La Francia e i paesi occidentali hanno un tasso di violenze relativamente basso se comparato a quello di altri paesi studiati nel rapporto, come Etiopia, Corea, Perù e Russia dove la metà delle donne subiscono violenze all' interno della coppia.
Amnesty International ha comunque accusato Parigi di essere troppo indulgente verso gli uomini violenti e ha ricordato che, in Francia, cento donne muoiono ogni anno sotto i colpi del loro compagno, ovvero una donna ogni quattro giorni. E una su dieci subisce atti di violenza all' interno della coppia. Le Monde, con una vignetta che ritrae una ragazza con un occhio nero, titola in prima pagina «tolleranza zero» per i mariti violenti, riportando l' esempio della procura della repubblica di Douai, nel Nord del paese, che ha attuato un' azione penale particolare contro gli uomini violenti: stato di fermo immediato, comparizione in giudizio o due settimane in un centro di recupero.

mercoledì, febbraio 15, 2006

Nuove immagini e video sulle torture ad Abu Ghraib

ditelavostraInsabbiato da mesi, lo scandalo delle torture su prigionieri iracheni a Abu Ghraib è tornato a turbare le coscienze e a creare imbarazzo all'Amministrazione Bush: raccapriccianti immagini di orrori sono state messe in onda da una tv australiana e il Dipartimento della Difesa, ufficialmente protetto da un no comment, è stato costretto a confermarne dietro le quinte l'autenticità. In un replay dell'aprile 2004 quando la foto del detenuto iracheno nudo al guinzaglio fece il giro del mondo, le nuove immagini sono un condensato di orrori: detenuti coperti di sangue e di feci, umiliati sessualmente, minacciati coi cani, attaccati a elettrodi hanno invaso le televisioni anche negli Usa nonostante gli sforzi del governo per mantenerle segrete. In una coincidenza che fa da ponte tra passato e presente proprio oggi a Baghdad i comandanti americani hanno espresso la «grave preoccupazione» che il carcere delle torture di Saddam e di Lynndie England sia diventato una vera e propria scuola di addestramento al terrorismo. «Un'università della Jihad», l'ha definita uno dei militari intervistati dal New York Times. Il sovraffollamento - in gennaio vi erano rinchiusi oltre 4.000 detenuti di tutti i tipi - fa da incubatrice di strategie e tattiche di combattimento: «È diventato un campo di addestramento a livello superiore per l'insurrezione armata», ha detto un comandante protetto dall'anonimato. Le foto di Abu Ghraib diffuse dalla televisione australiana Sbs risalgono al 2003 e sono state scattate allo stesso tempo delle altre immagini emerse con grande clamore la primavera successiva. Negli Stati Uniti, tra grandiose affermazioni di principio della Casa Bianca sull'America che «non tortura», il sipario sullo scandalo era però calato con la condanna a pochi anni di carcere di nove «mele marce», soldati di livello inferiore immortalati nelle foto dello scandalo: l'ultima la soldatessa England con l'iracheno al guinzaglio, in galera per appena tre anni. In 31 audizioni in Congresso e poi nelle corti marziali le forze armate Usa avevano minimizzato la portata degli abusi ma le nuove immagini suggeriscono che le torture siano state più estese e gravi di quanto finora proclamato: sei immagini ritraggono cadaveri anche se le circostanze della morte non sono chiare. Una foto riprende undetenuto nudo di schiena con il sedere ustionato da mozziconi di sigaretta. Altri prigionieri sembrano impallinati con un fucile da caccia. Le immagini, diffuse in un momento di estrema tensione tra Occidente e Mondo Islamico dopo la pubblicazionedelle caricature di Maometto, sono tuttora al centro di una battaglia legale negli Stati Uniti, dove l'American Civil Liberties Union aveva ottenuto l'accesso ad esse sulla base del Freedom of Information Act, ma era stata bloccata dall'amministrazione Bush che aveva presentato appello sostenendo che le foto avrebbero alimentato sentimenti antiamericani nel mondo arabo. «Sarebbe stato meglio che non fossero state pubblicate, non perchè noi abbiamo qualcosa da nascondere ma perchè rappresentano un'invasione della privacy dei detenuti e perchè alimentano le fiamme della violenza nel mondo», ha detto il consigliere legale del Dipartimento di Stato John Bollinger confermando che perl'amministrazione Bush le foto scottano. E in un'altra conferma indiretta che la squadra di Washington è in profondo imbarazzo, una conferenza stampa del ministro della Difesa Donald Rumsfeld in programma al Pentagono è stata oggi prima rinviata e poi, in extremis, cancellata. Non è chiaro come la Sbs abbia ottenuto le immagini, già mostrate nel 2004 in Congresso e note come 'Foto Darby' dal nome del riservista Joseph Darby che le consegnò ai superiori facendo scattare lo scandalo: in alcune di esse si vedono militari in uniforme che aizzano i cani contro i prigionieri. Uno di questi soldati è Charles Graner, il capo degli aguzzini condannato a dieci anni di prigione per lo scandalo, un'altra è Lynndie. Tra i detenuti molti sono nudi, alcuni ritratti mentre compiono atti sessuali. Uno è appeso per i piedi alla barra di ferro di un letto a castello. Nel pacchetto trasmesso dalla tv australiana ci sono anche alcuni video: prigionieri in fila costretti a masturbarsi davanti alla macchina fotografica; un detenuto incatenato che sbatte ripetutamente la testa contro una porta di metallo: secondo la Sbs era un prigioniero malato di mente su cui i secondini si divertivano a escogitare diversi metodi di costrizione. In risposta alla pubblicazione delle immagini in Australia i movimenti libertari negli Usa sono insorti. Il Center for Constitutional Rights che aveva presentato unarichiesta per la pubblicazione delle foto assieme alla Aclu e ad altre organizzazioni per i diritti umani, ha lanciato un appello per un'inchiesta «completa, trasparente eindipendente» sullo scandalo che «salga ai vertici della catena di comando».

mercoledì, febbraio 01, 2006

Al processo contro Saddam la testimonianza di donne torturate sotto il regime

Barzan Ibrahim Hassan al-Tikriti, il fratellastro di Saddam Hussein che insieme all'ex dittatore iracheno è tra gli otto co-imputati processatiper crimini contro l'umanità dal Tribunale Speciale di Baghdad, non soltanto partecipò a interrogatori degli oppositori o presunti tali, ma dirigeva in prima persona le torturecui molti tra essi erano sistematicamente sottoposti: specialmente se si trattava di donne, alle sevizie sulle quali sovrintendeva dall'inizio alla fine, a cominciare da quando le malcapitate erano costrette a spogliarsi. È il terribile racconto che oggi in aula, assenti lo stesso Barzan al pari di Saddam e della maggior parte degli altrigerarchi alla sbarra, hanno fatto due delle testimoni, due abitanti del villaggio sciita di Dujail dove nell'82 furono massacrati centinaia di civili in seguito a un fallito attentato al rais; chi sopravvisse fu arrestato, e così appunto avvenne alle due donne. «Barzan vigilò personalmente sul mio spogliarello forzato», ha denunciato una di loro davanti ai giudici, «poi mi prese per tre volte a calci sul petto nudo. Avverto il dolore ancora adesso, e per molti anni non sono più stata in grado di respirare normalmente». L'ex detenuta ha rievocato quando fu portata a Baghdad e segregata per mesi nel quartier generale dei servizi segreti del regime, all'epoca diretti proprio dal fratellastro del dittatore: erano torture tutti i giorni, ha proseguito, e «ognuno di essi era un incubo», perchè le guardie «arrivavano, mi denudavano, mi picchiavano e mi somministravano scariche elettriche, qualche volta mi appendevano persino al soffitto». A questo punto uno deimagistrati le ha chiesto se fosse «proprio nuda», al che lei ha risposto senza esitare «sì, completamente»: una circostanza aggravante, in base al rigido codice morale islamico. In genere le prigioniere, ha continuato la superstite, erano sottoposte ad abusi di ogni genere per strappare loro la confessione su dove si trovassero i congiunti di sesso maschile sui quali l'intelligence di Saddam voleva mettere le mani. Così, a un certo punto la teste fu condotta nel famigerato penitenziario di Abu Ghraib, alla periferia ovest della capitale, che sarebbe poi tornato alla ribalta in tempiassai più recenti per i maltrattamenti inflitti dai carcerieri americani ai loro prigionieri arabi. Con lei c'era la cognata, che era incinta e «partorì in cella», ha proseguito la donna.«Il neonato morì immediatamente, ma per due giorni lo lasciarono accanto a lei. Del bimbo», ha osservato in tono amaro, «non imporava nulla a nessuno».

lunedì, gennaio 23, 2006

Ex torturatrice di Abu Ghreib conferma:Eseguivamo solo gli ordini

Gli abusi contro i prigionieri di Abu Ghraib rivelati dalle foto dello scandalo facevano parte della realtà di tutti i giorni nel carcere gestito dagli americani. Lo sostiene Megan Ambuhl, una dei sette esponenti della polizia militare condannati per la vicenda, aggiungendo che lei e i suoi compagni eseguivano gli ordini e sono stati soltanto capri espiatori. La prima volta che entrò nel carcere nell'ottobre 2003 la donna rimase sconcertata dal vedere uomini nudi o vestiti solo con biancheria femminile nelle celle, e altri incappucciati e ammanettati in posizioni contorte alle griglie dimetallo delle porte, ha raccontato, citata sul Washington Post. Un ufficiale le fece fare il giro del penitenziario. Puntando il dito verso un gruppo di prigionieri incatenati, le disse che le sbarre venivano spesso «decorate come alberi diNatale» con i detenuti ammanettati. «Mi spiegò che era una tattica dell'intelligence militare, disse che era per far crollare i detenuti che dovevano essere interrogati. Era chiaro che era un centro dell'intelligence militare. Per come la vedevo, pensai che se lo facevano, andava bene che lo facessero», afferma la donna. La Ambuhl ha lasciato l'esercito dopo essere stata degradata e multata per negligenza, ma non è stata condannata a pene detentive. La donna ha sposato Charles Graner, considerato il leader del gruppo dei responsabili degli abusi, condannato a dieci anni di carcere e padre del figlio di Lynndie England, la soldatessa fotografata con un detenuto nudo al guinzaglio. Oggi si batte per far liberare il marito, sostendo che gli abusi venivano compiuti su ordine dell'intelligence militare e degli agenti Cia coinvolti negli interrogatori. «Facevamo quello che ci dicevano», afferma, citando ordini di ammanettare i prigionieri in posizione scomode, gettar loro acqua gelata, costringerli a faticosi esercizi fisici, tenerli nudi e crear loro imbarazzo. Alcuni istruttori provenienti da Guantanamo insegnavano ai membri della polizia militare come mantenere i detenuti in posizioni di stress, continua la Ambuhl, ricordando che poco prima del suo arrivo ad Abu Ghraib vi era stata la visita del comandante del centro di detenzione della baseamericana a Cuba, generale Geoffrey Miller. L'ex soldato della polizia militare racconta infine che, prima di arrivare ad Abu Ghraib, guidava i mezzi militari Humvee a Hilla e non aveva ricevuto nessuna forma di addestramento per trattare con i prigionieri, nè informazioni sulle procedure da adottare o la convenzione di Ginevra.
(Cif/Zn/Adnkronos)